
Silvio Berlusconi, il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni e Claudio Scajola, l'ex ministro proprietario dell'appartamento con vista Colosseo piu' economico della capitale(3300 Euro/mq), hanno dato inizio alla nuova guerra mediatica pro-Nucleare. Tutti i telegiornali di regime, le radio piu' o meno vicine al governo, i giornali e tutti gli altri mezzi di comunicazione a loro disposizione hanno gia' dato inizio alle ostilita'. Obiettivo: convincere gli italiani che l'Italia non puo' andare avanti senza il Nucleare. Il Nucleare e' pulito, economico, sicuro. I vicini cugini francesi fanno a gara e sono pronti a scendere in piazza per accaparrarsi una nuova centrale vicino a casa loro. Questo ci dicono questi signori a cui io non affiderei nemmeno il mio cagnolino per una passeggiatina!

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Torniamo un attimo al Nucleare tanto amato dai francesi che farebbero carte false per avere una centrale nel giardino di casa. Vi siete chiesti perche' il presidente del consiglio piu' amato dagli italiani e l'ex ministro con l'appartamento piu' a buon mercato di Roma (che governo da Record) hanno lanciato quest'offensiva mediatica? In politica bisogna sempre farsi la stessa domanda: cui prodest? A chi conviene il Nucleare? Abbiamo detto (vedi post su questo blog sull'argomento) che il Nucleare NON e' economico. Nel Regno Unito anni fa' hanno lanciato una gara aperta agli imprenditori privati per lanciare il Nucleare. La gara e' andata deserta. Nessun imprenditore di buon senso spenderebbe i suoi soldi per il Nucleare civile.
Solo per estrarre il combustibile nucleare buono per la reazione bisogna partire dall'Uranio che NON e' disponibile in Italia e il cui prezzo e' decuplicato negli ultimi anni. Poi bisogna spendere energia per renderlo utilizzabile. Quindi idealmente questo significa che ogni centrale nucleare dovrebbe avere una piccola centrale a carbone o olio combustibile o di qualunque altro genere per avere l'energia necessaria ad ottenere il combustibile. E poi serve una quantita' enorme di acqua per raffreddare l'impianto. E poi restano i problemi dello smaltimento dei rifiuti radioattivi e dulcis in fundo gli enormi costi di smantellamento a fine vita della centrale.
Dicevamo, cui prodest? Perche' allora i due signori di cui sopra vogliono investire 30-50 miliardi di Euro per fare queste benedette centrali nucleari in Italia ignorando l'esito di un Referendum che ha sancito il bando di questo tipo di installazioni? Attenzione la stima dei costi NON e' stata corretta del cosiddetto "fattore Italia"! Se per fare un Km di ferrovia per il treno moderno in Italia si spende il quadruplo rispetto al resto del mondo, non pensate che anche per il Nucleare, forse, varra' la stessa legge? Perche' questi signori vogliono fare tutte queste grandi opere? TAV, Ponte sullo stretto, Nucleare e via spendendo? Ecco, forse ora e' chiaro cui prodest? Come dicevamo poco sopra, nessun imprenditore sano di mente investirebbe i suoi soldi per il Nucleare, ma questi imprenditori/governanti che usano i soldi nostri, ovviamente si!
Provate a pensare cosa si potrebbe fare con questo mare di soldi se speso per fare cose utili alla collettivita': produzione di energia pulita(meglio con molti impianti medio-piccoli che con pochi mega-impianti), creazione di milioni di posti di lavoro nel settore dell'energia, della raccolta differenziata dei rifiuti, nella connettivita' a banda larga, nella ricerca etc. etc.
Non desidero che voi prendiate come oro colato il contenuto di queto post. Vi invito pero' a studiare, a informarvi, a leggere e approfondire prima di dare credito alla campagna mediatica che vuole convincerci che Nucleare e' bello!
Opterei per la produzione di energia nucleare se:
RispondiElimina1) potessi fidarmi dei costruttori, dei manutentori, dei controllori e di chi controlla i controllori
2) non vi fosse altro modo di ridurre i costi per soddisfare il nostro fabbisogno energetico.
Nel primo caso, decidete voi se fidarvi nel mondo di chi usa la sabbia al posto del cemento, di chi non manutiene i mezzi di trasporto pubblici provocando disgrazie, di chi controlla ... e qui mi fermo perché fate prima a leggere i giornali.
Riguardo il secondo problema dei costi, ci sono margini enormi per ridurre il fabbisogno energetico prima ancora di ipotizzare di ridurre il costo unitario del KWh. E' possibile infatti intervenire su processi e organizzazione per razionalizzare l'utilizzo dell'energia, sugli impianti che la utilizzano in modo da aumentarne l'efficienza e intervenire sulle strutture edili e sugli impianti civili e industriali per ridurre il loro fabbisogno energetico a parità di prestazioni rese.
Ciò è vero al punto che in Italia con la Legge 9 gennaio 1991 n.10 è stata introdotta la figura del Responsabile per la conservazione e l'uso razionale dell'energia (il cd. Energy Manager), obbligatorio in tutte le aziende e gli enti dell'industria caratterizzati da consumi annui a una determinata soglia.
Avrei apprezzato da parte di chi ci governa una maggiore enfasi, valorizzazione e cultura di strumenti di cui ci siamo già dotati in Italia prima di concludere che non c'è altra via che iniziare la lunga costruzione di centrali il cui buon esito rischia di essere seriamente compromesso dalla instabilità delle opinioni di chi si avvicenda al governo (in altre parole, rischiamo che tra 5 anni penseranno che è meglio cambiare idea e si butterà via tutto).
Passiamo alla pratica. Chi di noi ha già iniziato ad agire sulle strutture civili e industriali vecchie e nuove per ridurne il fabbisogno energetico, sotto la spinta della Legge o del senso civico, sa che i margini percentuali per ridurre i consumi sono a due zeri (10%, 20%, 30%) anche a fronte di costi modesti che spesso sono annegati nei costi di rinnovo di impianti a fine ciclo di vita o di ristrutturazione di strutture edili dettate da altre esigenze. Quindi non è più fantascienza.
Mi permetto infine di osservare che in un momento di congiuntura negativa come l'attuale, gioverebbe molto all'economia del Paese oltre che all'equilibrio ambientale mondiale spostare denaro (peraltro risparmiando nel complesso) che oggi è speso per acquistare energia non rinnovabile (fonti ed impianti) all'acquisto di servizi forniti dal mercato locale tesi ad aumentare immediatamente l'efficienza energetica e progressivamente l'utilizzo di fonti rinnovabili, attività di ingegno dove l'Italia è sempre stata centro di eccellenza.
Francesco Porzio